Fxcm: “Dalla Bce ieri non ci si poteva attendere di più″

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Dalla riunione di ieri della Banca centrale europea (Bce) di Mario Draghi non sono giunte quelle significative novità, dal fronte del quantitative easing, che i mercati finanziari e valutari probabilmente, in fondo in fondo, stavano aspettando. 
"Per quanto fosse stuzzicante – è il commento di Davide Marone, analista valutario DailyFX (Fxcm) - ritenere che dati sul lavoro Usa e Bce insieme potessero creare un mix esplosivo di volatilità e surriscaldare i mercati, la razionalità ci portava comunque a ritenere che il mercato si sarebbe più preoccupato di reagire nel breve alle comunicazioni provenienti da oltreoceano che a quelle che arrivavano da Francoforte. Dopo l’ampio pacchetto di misure di giugno che ha visto il taglio dei tassi e l’implementazione di nuove misure di iniezione di liquidità al sistema bancario, non ci si poteva aspettare molto di più di quanto poi in realtà è successo".
Il numero uno della Bce Draghi, tra l'altro, ieri non ha fatto alcun cenno alla forza dell’euro, a eccezione della considerazione che il tasso di cambio rappresenta una variabile fondamentale per l’obiettivo della stabilità dei prezzi che l’istituto di Francoforte si propone. Unico spunto probabilmente interessante, fa notare Marone, "è stato quello in cui il banchiere centrale ha affermato che se dovessero cambiare le valutazioni sull’inflazione, la Bce è pronta ad usare l’arma del programma di acquisto di asset su larda scala, il famoso quantitative easing per intenderci". Che tuttavia per ora è stato nuovamente rimandato.
Nel frattempo, sui mercati valutari, il cross tra euro e dollaro viaggia a 1,3591.

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