La Fed lascia i tassi invariati e prende tempo sullo stop al quantitative easing

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La Federal Reserve (Fed) statunitense opta per il mantenimento dello status quo sul costo del denaro. Il Comitato di politica monetaria della banca centrale a stelle e strisce (Fomc), il 31 luglio, ha, infatti, lasciato i tassi di interesse chiave invariati tra lo 0 e lo 0,25%, ribadendo che il costo del denaro rimarrà a questo livello eccezionalmente basso, sui minimi storici, “almeno fino a quando il tasso di disoccupazione resterà sopra il 6,5% e l’inflazione per i prossimi uno-due anni non sarà stimata superiore al 2,5 per cento”.
“I tassi sui mutui sono un po’ aumentati”, hanno scritto i banchieri centrali di Washington, indicando così un fattore di rischio per la ripresa di un settore, quello immobiliare appunto, che ormai da molto tempo attraversa una fase di difficoltà. Non solo: Un’”inflazione che resti in modo persistente al di sotto dell’obiettivo del 2% potrebbe porre rischi alle performance economiche”, hanno aggiunto in seconda battuta i banchieri centrali.
La vera novità giunta dalla Fed il 31 luglio, infatti, sta proprio nell’approccio alla crescita economica, che il Fomc ha definito “modesta”, mentre nei mesi precedenti era stato utilizzato l’aggettivo meno cauto “moderata”. Segno che l’orientamento della banca centrale americana è diventato più da colombe e meno da falco, e che dunque la riduzione del quantitative easing, per la gioia delle Borse, dovrebbe essere spostata più in là nel tempo di quanto non ci si attendesse soltanto fino a poco tempo fa.
Non stupisce quindi che il Fomc abbia mantenuto invariato anche il ritmo degli acquisti di asset, pari a 85 miliardi di dollari al mese. La Fed ha spiegato di essere pronta ad aumentare o ridurre gli acquisti di asset a senda di come si evolveranno il mercato del lavoro e le prospettive di inflazione.

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