BoJ e politica monetaria, i dubbi degli esperti

Monacelli20120614151314

Con l’insediamento del nuovo governatore, la Banca centrale del Giappone (BoJ) ha annunciato un radicale cambio di regime nella propria condotta, basato su tre pilastri. Primo, inflation targeting: un obiettivo numerico del 2% di inflazione (da perseguire “nel più breve tempo possibile”). Secondo, quantitative easing: un’espansione (entro la fine del 2014) del 100 per cento della base monetaria. Terzo, qualitative easing: una ricomposizione del mix di acquisto di titoli in favore di titoli più rischiosi. Considerando l’orizzonte breve in cui verrà attuato, si tratta, potenzialmente, del più ampio esperimento di espansione della quantità di moneta nella storia economica dei paesi sviluppati.

Insomma, quello della BoJ sembra proprio essere un esperimento di grande interesse. Tuttavia, qualche esperto nutre dubbi in proposito. E’ il caso del professore Tommaso Monacelli, che esprime dubbi per almeno quatto ragioni. Afferma Monacelli: “Primo, per incidere sulle aspettative di deflazione (o inflazione) bisogna essere credibili. Non è del tutto chiaro, per ora, se il nuovo regime di inflation targeting di BoJ sia da considerarsi un nuovo regime stabile, oppure solo un obiettivo transitorio”. In secondo luogo “semplici nozioni di teoria monetaria ci insegnano che, per indurre un incremento stabile del livello dei prezzi, un aumento della quantità di moneta deve essere permanente. È credibile che un aumento del 100 per cento della base monetaria in un orizzonte di un anno e mezzo rimanga permanente?” Terzo punto, “è plausibile supporre che l’effetto sui prezzi di espansioni della quantità moneta dipendano dallo stato dell’economia. Sono facilmente e velocemente inflattive quando l’economia va bene, ma faticano a esserlo quando l’economia è in stagnazione. Questo perché aumentare la base monetaria è solo una condizione necessaria perché maggiore quantità di moneta raggiunga il sistema economico. La banca centrale può anche raddoppiare la base monetaria espandendo le riserve bancarie, con acquisti di titoli, di Stato o non, come si appresta a fare la BoJ. Ma se le riserve monetarie continuano a rimanere tali, cioè sotto il materasso della banca centrale, il sistema economico fatica a ricevere credito, inducendo solo deboli impulsi alla domanda di investimenti e consumi, e quindi deboli impulsi ai prezzi. Anche questa è una manifestazione perversa della trappola”, chiosa Monacelli. Quarto, “dalla metà del 2008 a oggi, con i diversi piani di quantitative easing, la Fed ha più che triplicato la base monetaria. Gli effetti sull’inflazione sono stati quasi nulli. È interessante notare che la Fed ha sempre difeso questa neutralità sull’inflazione come un punto di forza del proprio programma di acquisto di titoli. Un impatto forte sull’inflazione è invece quello che si aspetta BoJ, ma l’esperimento negli Usa lascia molti dubbi sul fatto che possa essere efficace”.

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