Dollaro, cautela in attesa di Bernanke ma buone prospettive di medio termine

Ben Bernanke

Sul mercato dei cambi, la seduta del 16 luglio si è aperta all’insegna della cautela. Gli operatori, infatti, sembrano preferire di evitare di costruire posizioni eccessivamente lunghe sul dollaro statunitense, in vista della testimonianza del presidente della Federal Reserve (Fed), Ben Bernanke (nella foto), al Congresso, prevista per il 17 luglio. E’ proprio in quest’ottica che si spiega perché la seduta di mercato del 16 luglio si è aperta con il cross euro-dollaro in area 1,3095, rispetto al valore di 1,3062 della chiusura del giorno prima.

In uno studio del 15 luglio, il team di ricerca di Mig Bank, la più grande banca svizzera specializzata nel trading online sul forex, si produceva in previsioni positive, in un orizzonte di medio periodo, per il biglietto verde. Secondo Mig Bank, “l’orientamento delle politiche monetarie globali dovrebbe continuare a supportare il rafforzamento del dollaro statunitense”.
Tra le varie motivazioni pro-dollaro, nonostante qualcuno pensi che la Fed possa essere la prima banca centrale a virare verso un atteggiamento più restrittivo, gli esperti ritengono che l’inversione di tendenza oltreoceano “possa avere ormai inizio dopo settembre”, ragion per cui “nel medio termine il dollaro potrebbe continuare a beneficiare della situazione”. Ciò soprattutto per il fatto che Bernanke, mantenendo i tassi ai minimi, sta evitando che la curva dei rendimenti diventi ripida in maniera repentina soffocando in questo modo la ripresa economica.
Guardando alla parità di potere d’acquisto, da Mig Bank evidenziano che “il dollaro rimane ancora sottovalutato nei confronti delle principali monete, ad eccezione dello yen”. Inoltre, “la riduzione del quantitative easing (Qe) porterà a una rivalutazione del biglietto verde anche come rifugio sicuro dal momento che le probabili perdite sull’azionario porteranno molti investitori a rimpatriare gli investimenti”. A ciò poi si deve aggiungere che “l’incessante ridimensionamento da parte dell’economia americana della dipendenza da fonti energetiche estere non farà che migliorare il deficit di bilancio peggiorando tuttavia l’attuale surplus di quello dei Paesi emergenti le cui valute sono destinate a deprezzarsi nei confronti del biglietto verde”. Insomma, per tutti questi motivi la strategia preferita da Mig Bank “rimane quella di comprare il dollaro” a ogni suo indebolimento, sebbene l’incertezza sui tempi del cosiddetto “tapering” della Fed, ossia la riduzione dell’ammontare di obbligazioni e titoli comprati dalla banca centrale, potrebbe facilmente generare ulteriore volatilità di prezzo nel breve termine.

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