Doyle (M&G): “Ecco perché l’euro sopravviverà“

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Scarse prospettive di crescita, elevata disoccupazione, enormi volumi di debito, debolezza delle finanze pubbliche. Ecco gran parte dei motivi per cui molti analisti ed economisti affermano che l’euro non durerà per sempre. Eppure, sottolinea Anthony Doyle, team fixed income M&G (nella foto), anche dopo diverse crisi del debito sovrano, è ancora la moneta unica dell’Unione economica e monetaria (Uem) europea, dopo il lancio nel 1999. Molti ritengono, come noi in passato, che un’unione monetaria sia insostenibile senza una vera unione fiscale e che la svalutazione interna attuata mediante la riduzione dei costi unitari del lavoro sia troppo onerosa per paesi come l’Irlanda e la Grecia. Ciò si tradurrebbe probabilmente in una divergenza dei tassi di crescita all’interno dell’Eurozona. Tuttavia, bisogna ammettere che i paesi membri dell’Ue e la Banca centrale europea hanno saputo gestire efficacemente i sintomi immediati della crisi, facendo fronte a tutte le difficoltà scaturite finora dall’unione.
A questo punto, bisogna cercare di capire se l’unione valutaria più ambiziosa della storia abbia i requisiti per durare. Quali sono le principali ragioni per cui l’euro riuscirà a sopravvivere e prosperare in futuro? Doyle ne elenca qualcuno, certamente non trascurabile. Innanzi tutto, va considerato che "gli indicatori come gli indici Pmi e la produzione industriale segnalano una crescita positiva nel secondo trimestre" e che, in generale, "l’Eurozona mostra segnali di un riequilibrio.
Inoltre, contrariamente a quel che si pensa, la Germania ha beneficiato della moneta unica più di ogni altro Stato membro. Perciò, sottolinea Doyle, "un eventuale default avrebbe effetti devastanti sul sistema bancario e sulle esportazioni nazionali".
Grecia, Irlanda e Cipro, dal canto loro, hanno sperimentato a proprie spese gli effetti dell’euro in anni recenti, eppure rimangono nell’Eurozona. L’argomentazione più convincente proposta finora è che i costi dell’uscita dall’Uem sarebbero nettamente superiori ai benefici. "Deflussi di capitali, impennata dell’inflazione, fallimento su scala nazionale, disoccupazione di massa e disordini sociali – evidenzia l'esperto di M&G – non rendono questa opzione particolarmente allettante. Provate poi a immaginare cosa accadrebbe se Italia e Spagna decidessero di uscire dall’euro. Restare nell’Eurozona è la scelta meno deleteria per i paesi debitori".
Bisogna poi considerare che la Banca centrale europea è pronta a salvare l’euro “a qualunque costo”, come ha detto il suo numero uno, Mario Draghi. Infine, non va sottovalutato il desiderio politico di preservare l’integrità dell’area euro. "Dato il track record di Ue e Bce e per le ragioni sopra elencate, forse l’euro potrebbe sopravvivere molto più a lungo di quanto alcuni analisti economici attualmente non si aspettino", sentenzia Doyle.

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