In Usa, superato lo scoglio del fiscal cliff , arriva quello del debito

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Nel primo giorno di apertura del 2013, i mercati finanziari festeggiano l’intesa raggiunta in extremis tra repubblicani e democratici statunitensi sul cosiddetto “fiscal cliff”, ossia il precipizio fiscale, che avrebbe potuto portare a un forte rallentamento della locomotiva americana, comportando aumenti delle tasse e tagli alla spesa del valore di 600 miliardi di dollari. Nella sessione del 2 gennaio, a Milano, a Piazza Affari, in un clima politico dove già si respira aria di elezioni (in Italia sono in calendario per la fine di febbraio), il Ftse Mib, dopo un’apertura in rialzo di oltre il 2%, ha terminato la giornata con un forte progresso del 3,81% a quota 16.893,39 punti. In spolvero soprattutto il comparto bancario e in particolare la Popolare Emilia Romagna, che ha preso il 6,31%, Intesa Sanpaolo, in ascesa del 5,77% e Ubi Banca, che ha chiuso le contrattazioni con un più 5,36 per cento.

Bene anche le altre Borse europee: a Parigi l’indice Cac40 ha archiviato la prima seduta del 2013 con un progresso del 2,55% a 3.733,93 punti, a Londra il Ftse con un rialzo del 2,20% a 6.027,37 punti, e a Francoforte il Dax30 con un +2,19% a 7.778,78 punti. Di slancio anche Madrid, dove l’Ibex ha chiuso con un rialzo del 3,12% a 8.422,60.

Tuttavia, gli esperti di mercato invitano a non lasciarsi prendere dall’entusiasmo, perché, negli Stati Uniti, superato lo scoglio del fiscal cliff, la prossima grande sfida potrebbe già essere dietro l’angolo. Si tratta dell’innalzamento, nel giro di poche settimane, del tetto del debito federale, necessario a evitare rischi di default e declassamenti che potrebbero scuotere economia e mercati. Il problema del tetto del debito non è, infatti, stato affrontato nell’ambito dell’intesa di Capodanno. Gli Stati Uniti, ha fatto sapere il Tesoro, hanno ormai raggiunto il massimo prestabilito di 16.400 miliardi di dollari di debito e restano solventi grazie a una serie di misure straordinarie adottate dall’amministrazione di Barack Obama. Solo, però, fino a febbraio o al massimo a marzo, dopodiché potrebbe pertanto tornare a suonare un allarme simile a quello che negli ultimi mesi ha suonato per il fiscal cliff.

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