Nel 2014 contro il dollaro perderanno le valute dei paesi con tassi in calo

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Torna l'appuntamento con il "Macromonitor" dell'economista di Monte dei Paschi di Siena, Mario Seminerio, che fa notare che "sul mercato dei cambi, l’azione della Federal Reserve (Fed) sta determinando un movimento di irripidimento piuttosto atipico della curva dei rendimenti, con la parte breve ancorata a zero dalla forward guidance e quella a lungo che tende ad innalzarsi". Secondo Seminerio, "poiché i tassi sul cash sono quelli che impattano maggiormente sul cambio (perché sono quelli che determinano i costi di copertura ed i guadagni da carry trade), e considerando che il basso tasso d’inflazione dovrebbe mantenere a zero i tassi ufficiali statunitensi sino a fine 2015, il potenziale rialzista del dollaro appare frenato". 
In quest'ottica, "i perdenti dell’anno contro dollaro dovrebbero essere quei paesi o aree che sono attesi tagliare i propri tassi per via tradizionale o non convenzionale (Svezia, Australia, Eurozona), ed i mercati emergenti che sono maggiormente dipendenti da afflussi di mercato obbligazionario (Brasile, Turchia, Sudafrica, Indonesia)". Dall'altra parte della barricata, "i vincitori dovrebbero essere quei paesi che hanno un momentum di crescita superiore a quello statunitense, e che quindi si avviano prima a normalizzare le proprie condizioni monetarie (al momento, a questa categoria appartiene soprattutto il Regno Unito)".

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