East Capital: “Ancora molti i passi da fare per liberalizzazione yuan”

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Quasi un mese fa, la People’s Bank of China, la banca centrale dell'ex Celeste impero, ha annunciato che a partire dal 17 marzo la fascia di fluttuazione giornaliera del cambio onshore tra dollaro statunitense e yuan sarebbe stata raddoppiata a +/- 2 per cento. Non si è trattato di una sorpresa per esperti e addetti ai lavori poiché la People’s Bank of China ha accennato più volte alla liberalizzazione del tasso di cambio negli ultimi due anni e anche il premier Li Keqiang (nella foto) ne ha parlato nel suo primo discorso al Congresso Nazionale del Popolo che si è tenuto all'inizio di marzo.
Ma che pensano gli esperti di mercato della mossa? Kristina Sandklef, macroeconomista Asia per East Capital, ritiene che la fascia di oscillazione del tasso di cambio tra biglietto verde e valuta cinese "sia stata aumentata e preceduta dal deprezzamento dello yuan per introdurre incertezza nei movimenti valutari al fine di ridurre le scommesse unidirezionali che hanno portato flussi speculativi e rimproveri da coloro che cercano di arbitraggiare" sulla moneta dell'ex Celeste impero". In altri termini, "con il deprezzamento del valore dello yuan cinese onshore, gli speculatori hanno imparato che non è certo che questo si apprezzerà all’infinito".
A detta di Sandklef, "un altro fattore che probabilmente ha avuto un ruolo importante nella decisione di aumentare  la fascia di oscillazione" del cross tra le due valute "è il fatto che il surplus delle partite correnti della Cina sia diminuito negli ultimi due anni". In ogni caso, mette in guardia l'esperta di East Capital, "ci sono ancora molti passi da fare  per una completa liberalizzazione". Meglio quindi non farsi prendere dagli entusiasmi.

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