La chiusura dei carry trade sulle valute emergenti spinge lo yen

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Seduta interlocutoria quella del 30 gennaio sui mercati valutari dopo la decisione della Federal Reserve (Fed) statunitense di proseguire con lo "stop" al "quantitative easing", il cosiddetto "tapering". La Fed, nella serata (italiana) di ieri ha deciso di ridurre il ritmo degli acquisti mensili di titoli e obbligazioni portandoli da 75 a 65 miliardi di dollari. Una decisione che non era poi così scontata, soprattutto alla luce delle tensioni emerse sui mercati finanziari proprio negli ultimi tempi e legate alle prospettive economiche dei paesi emergenti.
Tuttavia, nella giornata odierna, le valute dei paesi in via di sviluppo, nel primo giorno di contrattazioni utile dopo la decisione della Fed, hanno mantenuto le posizioni, senza fare registrare nuovi minimi, a eccezione che per il rublo russo. Banca centrale americana a parte, va inoltre rilevato come le varie mosse delle authority monetarie dei paesi emergenti (in particolare quella turca, dove i tassi di interesse sono saliti addirittura al 12%) che si sono susseguite negli ultimi giorni non sembrano essere riuscite nell'intento di risollevare le quotazioni delle monete.
In ogni caso, di questa situazione di calma, forse solo apparente, ha beneficiato lo yen giapponese, i cui acquisti potrebbero essere stati alimentati dalla chiusura di un po' di carry trade sulle valute emergenti. Il cross euro-yen, nella giornata odierna, ha così ceduto lo 0,30% portandosi a 139,164.

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