Le tensioni in Ucraina spingono all’ingiù rublo e lira turca

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I mercati finanziari tornano a manifestare qualche segnale di nervosismo in scia al riemergere delle tensioni in Ucraina. La Russia di Vladimir Putin (nella foto), infatti, sta continuando a mobilitare le proprie truppe sui confini orientali del paese e, nello stesso tempo, minaccia di nazionalizzare la flotta navale stanziata a Sebastopoli.
Che le preoccupazioni per l'Ucraina stiano montando è testimoniato dall'andamento dei credit default swap (cds), ossia i derivati che assicurano sul rischio di default di un paese. E che costano di più quanto più cresce il rischio associato. Ebbene, i cds di Ucraina e Russia, proprio negli ultimi giorni, hanno mostrato una netta impennata. Per non parlare, poi, dei mercati valutari. Basti pensare che qui il tasso di cambio tra il dollaro statunitense e il rublo russo è tornato a correre avvicinandosi ai picchi annuali toccati all'inizio del mese di marzo a quota 36,85. Discorso analogo per il cross tra euro e rublo, che è arrivato a segnare un massimo a 50,77, molto vicino ai record storici toccati a 50,82.
Debole, sui mercati valutari, anche la lira turca, che al pari del rublo sta risentendo delle tensioni in Est Europa. Il cambio tra euro e lira si è spinto ai massimi dal 30 gennaio scorso, a quota 3,13. A questo punto, secondo gli esperti di analisi tecnica, se le tensioni dovessero intensificarsi, non si può escludere un ritorno del cross verso i picchi del 27 gennaio scorso, registrati in area 3,27.

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