Morgan Stanley: segnali di debolezza sul dollaro australiano

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Nel consueto appuntamento settimanale con il mercato delle valute, intitolato “Fx pulse”, gli esperti di Morgan Stanley Research Global fanno notare che lo spread, ossia il differenziale, tra rendimenti delle obbligazioni tedesche e giapponesi si sta portando verso i nuovi minimi storici, supportando così la tesi degli economisti di un ritracciamento dello yen. Gli esperti della banca d’affari internazionale mantengono la loro posizione al ribasso (short) sul dollaro-yen e adottano una posizione short sul cambio tra corone svedesi e yen.

“In questo mondo di rendimenti che cambiano”, sottolineano gli esperti di Morgan Stanley, “il tasso di cambio tra dollaro australiani e statunitense, in precedenza attraente, è probabile che possa essere messo sotto pressione man mano che i prezzi delle materie prime scendono. Ci aspettiamo – proseguono gli esperti – che il dollaro australiano sottoperformi anche rispetto alle altre valute legate alle commodity, ossia dollaro canadese e dollaro della Nuova Zelanda”.

Intanto, nella sua nota giornaliera di venerdì 17 maggio, Davide Marone, analista di Fxcm Italia, ha evidenziato: “Ancora una volta la giornata è stata caratterizzata dalla sostanziale lateralità durante la contrattazione mattutina per poi farci assistere a movimenti direzionali dalle prime ore del pomeriggio. Il tema, ancora una volta, è la forza del dollaro americano, incrementata dal dato sull’indice di fiducia del Michigan che si è attestato a quota 83,7 contro aspettative di 78; forza che ha portato l’eurodollaro verso nuovi minimi (1,39), mentre il cambio dollaro-yen a testare e superare quota 103. Il dollaro australiano, neozelandese e canadese hanno raggiunto a loro volta nuovi minimi. Il tutto suffragato dalla tenuta delle Borse. Crediamo – conclude Marone – che questa logica potrà perdurare fino alla chiusura delle contrattazioni”.

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