Doppio nulla di fatto sui tassi di interesse da Boe e Bce

Si è concluso con una serie di "nulla di fatto" l'atteso giorno delle banche centrali europee. Ad aprire le danze è stata la Bank of England (Boe), che, come da copione, ha mantenuto invariato il tasso di riferimento allo 0,50% e l’ammontare del quantitative easing, vale a dire dei titoli acquistati a sostegno dell'economia, a 375 miliardi di sterline. La reazione della sterlina contro il dollaro americano, come fanno notare gli esperti di Fxcm, "è stata tiepida ma ha confermato la tenuta dei fortissimi supporti; dal superamento o meno di 1,6350 dipenderà il prossimo futuro del cambio", che, come tutti i rapporti che riguardano il biglietto verde, "sarà ampiamente interessato dai dati sul lavoro Usa". 
Nulla di fatto anche dalla Banca centrale europea (Bce), che ha mantenuto i tassi di rifinanziamento principale ai minimi storici dello 0,25% e quelli sui depositi allo zero. Il numero uno dell'Eurotower, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa che ha seguito la decisione sul costo del denaro di Eurolandia, ha comunicato la disponibilità a implementare misure a sostegno dell'economia qualora necessarie e ha stimato come ancora bassi i prossimi livelli di inflazione (precisando che al momento, comunque, non esiste un pericolo concreto di deflazione). 
"Il mercato – notano gli esperti di Fxcm – ha pesato la news in favore di un rafforzamento della moneta unica, dinamica peraltro alla quale siamo molto abituati". Così, il tasso di cambio euro-dollaro si è allontanato dalle aree di minimo a 1,3475 per arrivare poco sopra 1,36; da lì, a detta di Fxcm, "potranno poi prendere il via ulteriori allunghi a 1,3640-50 prima di possibili ritracciamenti".

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