Euro-dollaro condizionato dal fiscal cliff

Nella seduta del 14 dicembre, sul mercato dei cambi, l’euro ha toccato i massimi dal 4 maggio scorso nei confronti del dollaro. Tuttavia, potrebbe non essere il momento giusto per tornare rialzisti sulla moneta unica. Lo sostiene Jeff Sakamoto, trader di Union Bank, per il quale una rottura di quota 1,3250 sarebbe “dolorosa” per diversi investitori di lungo termine con posizioni al ribasso (short). Un movimento sopra quel livello porterebbe probabilmente molti di questi a cambiare le proprie posizioni, conferendo possibilmente al rimbalzo dell’euro ancora più slancio.

In ogni caso, secondo molti esperti la moneta unica potrebbe avere difficoltà a tenersi su livelli molto elevati se le trattative sul fiscal cliff, ossia sul precipizio fiscale americano, dovessero risultare un nulla di fatto. In particolare, in assenza di segnali di un accordo per la settimana prima di quella di Natale, secondo gli addetti ai lavori l’euro-dollaro potrebbe facilmente crollare a quota 1,30. A proposito di precipizio fiscale, nei giorni scorsi, gli analisti di Moody’s hanno fatto sapere che mentre preparano un eventuale taglio della tripla A del paese, prevedono unanimi che gli Stati Uniti verranno strangolati da una grave recessione entro la primavera 2013.

Lo scorso 30 novembre, lo speaker del Congresso, il repubblicano John Boehner, aveva confermato che i negoziati sul fiscal cliff non stanno avanzando. Martedì 11 dicembre, invece, lo stesso Boehner ha accusato il presidente statunitense Barack Obama di non impegnarsi seriamente per evitare la minaccia che pesa sulla nazione. Da ricordare che i tagli fiscali e le imposte entreranno automaticamente in vigore dal primo di gennaio negli Stati Uniti se il Congresso e il presidente Obama non si accorderanno sul modo di ridurre l’enorme deficit del governo statunitense.

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