Mig Bank: “Il deprezzamento del dollaro non dipende direttamente dalla Fed”

E se il deprezzamento del biglietto verde non fosse una diretta conseguenza della politica della Federal Reserve (Fed), la banca centrale americana? A prospettare la possibilità, nello studio settimanale dal titolo Forex Weekly Report, è Mig Bank, la più grande banca svizzera specializzata in servizi di forex trading per clienti privati e istituzionali. “Sull’esempio di quanto incominciato dalla Fed – fanno notare nello studio gli esperti di Mig Bank – recentemente sia la Bank of Japan che la Bank of England hanno intrapreso in maniera più aggressiva politiche economiche espansionistiche. Pur tuttavia, notiamo come il deprezzamento del dollaro americano (usd) potrebbe non essere una diretta conseguenza di tale politica quanto quella di un progressivo e tendenziale aumento del deficit di bilancio dell’amministrazione Usa. Infatti – proseguono gli esperti di valute – il biglietto verde vale di più ora che nel periodo pre-Lehman Brothers (la banca d’affari americana saltata in aria allo scoppio della crisi, ndr) e occorre sottolineare come in futuro, attraverso una riduzione di tale deficit, la Fed sarà probabilmente la prima banca centrale a ritirare gli stimoli forniti da Quantitative Easing, permettendo in tal modo all’usd di recuperare il terreno perduto”.

Mig Bank si concentra poi sull’andamento del cambio tra dollaro australiano e statunitense degli ultimi tempi: “Recentemente il dollaro australiano (aud) ha subito pressioni al ribasso a causa di dati che prevedono un rallentamento dell’economia, oltre che dal possibile taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale del Paese. Da un punto di vista tecnico – osservano gli esperti – riteniamo che entro i prossimi mesi l’aud possa ritracciare verso la base del trading range sviluppato negli  ultimi tre anni tra 0,9388 e 1,1081”.

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