Yen sotto i riflettori in attesa delle elezioni politiche giapponesi

Secondo gli addetti ai lavori, sul mercato dei cambi, lo yen resta la divisa più osservata dagli operatori. Ciò in base al sospetto che l’eventuale vittoria elettorale del partito Liberaldemocratico di Shinzo Abe, il prossimo 16 dicembre, spinga verso politiche fiscali e monetarie eccezionalmente lasche. A metà novembre, infatti, il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda ha sciolto la Camera bassa e indetto le elezioni anticipate, che si terranno il 16 dicembre anziché nel gennaio del 2013, come invece previsto dalla fine naturale della legislatura. A questo punto, Noda dovrà vedersela principalmente con Shinzo Abe, scelto lo scorso settembre come leader del Partito liberaldemocratico. Abe era già stato primo ministro del Giappone tra il 2006 e il 2007, ma era stato costretto a dimettersi dopo un anno per un problema intestinale causato dallo stress.

La campagna elettorale inizierà ufficialmente il 4 dicembre. La prospettiva più realistica è che il Partito Liberaldemocratico dei conservatori riprenda la guida del Paese, così che Abe possa riprendere in mano le redini. Questo nome sembra una minaccia per i socialdemocratici, che allertano sul rischio di peggiorare ulteriormente i rapporti con la Cina, peraltro già pesantemente compromessi proprio a causa delle politiche condotte dallo stesso Partito Democratico guidato da Noda. In conferenza stampa Abe ha dichiarato: “Ripristineremo la politica estera e ci appelleremo con forza agli elettori sulla necessità di ripristinare l’alleanza tra Giappone e Stati Uniti, che è stata gravemente danneggiata dal governo del Partito Democratico”.

Tornando allo yen, secondo gli esperti, la valuta nipponica si è deprezzata vistosamente contro praticamente tutte le maggiori divise, e con una volatilità che risulta in aumento. Anche scontando una attenuazione dei toni maggiormente aggressivi di Abe rispetto a Noda, relativi alla necessità di indebolire il cambio e “ricondurre all’ordine” la banca centrale, in caso anche cambiandone lo statuto, lo yen resta debole anche per opera della realtà macroeconomica. In questo campo, i riflettori sono puntati su un saldo di bilancia commerciale che sta deteriorandosi molto velocemente, soprattutto verso la Cina, per effetto delle tensioni politiche da rivendicazioni territoriali.

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