La decisione shock della Cbrt non frena il crollo della lira turca

Quella del 29 gennaio è stata una giornata decisamente movimentata sul fronte delle valute dei paese emergenti, che tante preoccupazioni stanno dando a operatori e addetti ai lavori in questi ultimi giorni. 
A cominciare dalla Turchia, dove la Banca centrale, ossia la Cbrt (Central Bank of the Republique of Turkey), nella riunione straordinaria avvenuta ieri alle 23 italiane, ha optato per un intervento massiccio, scegliendo di aumentare i tassi di interesse più di quanto ci si sarebbe aspettati. La Cbrt ha, infatti, stabilito un ritocco al rialzo dei tassi di interesse di ben 425 punti base, portando così il costo del denaro dal 7,75% al 12% in modo da prevenire l’inflazione e sostenere la lira turca, colata a picco sui mercati valutari nelle ultime settimane anche a causa dell'instabilità politica del paese.
Dopo la decisione della banca centrale, il tasso di cambio tra dollaro e lira turca è sceso a 2,18, per poi riportarsi nell'area di 2,3 e ridiscendere a 2,25 soltanto grazie a un nuovo intervento della Cbrt, che ha acquistato valuta locale e venduto il biglietto verde. La sera del 29 gennaio, poi, il numero uno del governo turco, Recep Tayyip Erdogan (nella foto), ha fatto sapere di avere in mente un "piano B" per salvare la lira.
Sempre in serata, la Fed statunitense ha fatto sapere che gli acquisati mensili di titoli, il cosiddetto "quantitative easing", saranno ulteriormente ridimensionati da 75 a 65 miliardi di dollari. Prosegue dunque il processo di "tapering".

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